Il Casino de la Vallée di Saint-Vincent

Il Casino de la Vallée di Saint-Vincent
Sembrerà strano, ma molto spesso alla fine di una guerra consegue la nascita di iniziative pubbliche e private che hanno lo scopo di restituire un po’ di benessere alle popolazioni più colpite. Su questa linea si è mossa l’ intuizione di Page che, dopo la liberazione d’Italia pensò che un Casinò fosse proprio quello che occorreva per restituire un po’ di benessere: ci avrebbero pensato i giocatori in cerca di fortuna a risollevare le sorti del paese.
In realtà tale idea era retta da presupposti erano fin troppo validi, giacchè la cittadina valdostana vantava già da molti anni un turismo d’ élite legato alla cosiddetta “Fons Salutis”.
Il 20 luglio 1977 accadde infatti che, l’abate Jean-Baptiste Perret, appassionato di chimica e mineralogia, scoprì una sorgente d’acqua dalle virtù terapeutiche. Le analisi confermarono le aspettative del prelato e la “Fons Salutis” divenne un richiamo per i villeggianti. Per seguire la cura termale soggiornarono ad esempio presso il castello Challant, durante le estati dal 1827 al 1829, la regina Maria Teresa moglie di Vittorio Emanuele I di Sardegna, e le sue tre figlie. Da allora tutta la haute société dell’Italia settentrionale incominciò a frequentare Saint-Vincent per “passare le acque”. Nel 1850 fu la volta di Silvio Pellico venuto a rimettersi in salute dopo la prigionia nella fortezza dello Spielberg. Nel 1854 un’altra regina, Maria Teresa, vedova di Carlo Alberto. Scoppiò così, di lì a poco, il boom delle terme e della “Riviera delle Alpi”. Nel 1898 anche la regina Margherita soggiornò a Saint-Vincent apprezzando le virtù terapeutiche della “Fons Salutis” e ben presto la cittadina termale valdostana venne pomposamente ribattezzata “la Karlsbad italiana”.
La prima richiesta effettuata da Elia Page risale al 1921 ed era relativa all’ apertura di un tavolo di roulette per i mesi estivi. Il Sotto Prefetto acconsentì ed in quella stessa estate, nel salone del Kursaal si iniziò a giocare a soldi. Nel giro di pochi mesi, a settembre, l’amministrazione riuscì a pagare interamente gli ingenti debiti contratti per i lavori al canale della montagna.
Alla fine della seconda guerra mondiale il Comitato di Liberazione Nazionale nominò sindaco di Saint-Vincent nuovamente Elia Page, il quale pochi mesi dopo, il 6 novembre del 1945, scrisse al Governo di Roma per chiedere “la concessione per l’esercizio di tutti i giochi d’azzardo in forma esclusiva, per il territorio della Valle d’Aosta, per un periodo di anni quindici”. A quella domanda non arrivò mai risposta, ma in forma ufficiosa venne resa nota la disponibilità del Governo ad accogliere la richiesta. Nonostante la legge italiana proibisse espressamente il gioco d’azzardo, il Presidente del Consiglio, Federico Chabod, facendo appello all’Autonomia concessa alla Valle d’Aosta, emanò il decreto di apertura del Casino de la Vallée. Alle ore 21 del 29 aprile 1947 il capo tavolo Robert Semeghini diede il grande annuncio “Messieurs, faites vos jeux”: i primi tre clienti, un industriale tessile biellese, un avvocato casalese e un commerciante di Torino (i cui nomi non furono mai svelati grazie alla impeccabile discrezione dei croupier probabilmente nata insieme al Casinò) annunciarono le loro puntate. L’impiegato Antonio Rolleri lanciò la pallina nel cilindro della roulette che dopo alcuni giri si fermò nella casella contrassegnata dal numero nove. La casa da gioco valdostana iniziò così a portare benessere in Valle d’Aosta ed il Casino divenne presto la capitale dello Chemin de Fer, dove col nove si vince sempre. Oggi l’offerta di gioco del Casino de la Vallée di Saint-Vincent è una tra le più ricche d’Europa, con oltre 90 tavoli da gioco e più di 400 slot machine a disposizione della clientela 364 giorni all’anno.
Originally posted 2010-01-24 15:18:48. Republished by Blog Post Promoter