Archive for the ‘Casino in Italia’ Category
Il Perla inaugura l’Open Air

L’Open Air del casinò Perla di Novagorica
La data di inaugurazione del primo casinò terrestre all’aperto, l’Open Air, è stata fissata per il 9 Luglio 2011. L’Open Air coprirà una superficie di 300 mq che ospiteranno circa 60 slot machine è sarà collegato alla struttura centrale del casinò Perla, in Slovenia, da un atrio coperto. All’interno di questo atrio sarà posizionato un bar con dei tavolini. Si tratta di un progetto molto ambizioso che ha richiesto un investimento di circa €850.000 il più alto realizzato dal gruppo Hit.
Con tale investimento il gruppo Hit intende rendere sempre più competitiva l’offerta del casinò e centro di intrattenimento Perla, uno dei casinò preferiti dagli appassionati per i suoi numeri da primato in ambito europeo. Una delle caratteristiche dell’Open Air consiste nella possibilità offerta, al pari dei casino online, di poter fumare. Infatti, l’Open Air è stato realizzato nel rispetto delle norme di legge sulle restrizioni anti-fumo. Ciò significa che i clienti potranno fumare durante le loro sedute di gioco. Questo non sarà consentito in caso di pioggia o condizioni meteorologiche avverse. In quest’ultimo caso, infatti, l’Open Air sarà immediatamente chiuso con pareti automatiche in policarbonato e sarà negata la possibilità di fumare al suo interno.
Ad alimentare l’Open Air sarà un impianto di cogenerazione. Si è ricorso a questo sistema per rimanere in linea con le politiche del gruppo Hit che hanno come obiettivo quello di diminuire le spese per la razionalizzazione dei processi di produzione e di gestione e per il risparmio energetico. Esteticamente l’Open Air presenterà un aspetto futuristico ma nel contempo sarà in grado di fornire agli ospiti una sensazione di interazione con il verde e la natura.
Il Casino de la Vallée di Saint-Vincent

Il Casino de la Vallée di Saint-Vincent
Sembrerà strano, ma molto spesso alla fine di una guerra consegue la nascita di iniziative pubbliche e private che hanno lo scopo di restituire un po’ di benessere alle popolazioni più colpite. Su questa linea si è mossa l’ intuizione di Page che, dopo la liberazione d’Italia pensò che un Casinò fosse proprio quello che occorreva per restituire un po’ di benessere: ci avrebbero pensato i giocatori in cerca di fortuna a risollevare le sorti del paese.
In realtà tale idea era retta da presupposti erano fin troppo validi, giacchè la cittadina valdostana vantava già da molti anni un turismo d’ élite legato alla cosiddetta “Fons Salutis”.
Il 20 luglio 1977 accadde infatti che, l’abate Jean-Baptiste Perret, appassionato di chimica e mineralogia, scoprì una sorgente d’acqua dalle virtù terapeutiche. Le analisi confermarono le aspettative del prelato e la “Fons Salutis” divenne un richiamo per i villeggianti. Per seguire la cura termale soggiornarono ad esempio presso il castello Challant, durante le estati dal 1827 al 1829, la regina Maria Teresa moglie di Vittorio Emanuele I di Sardegna, e le sue tre figlie. Da allora tutta la haute société dell’Italia settentrionale incominciò a frequentare Saint-Vincent per “passare le acque”. Nel 1850 fu la volta di Silvio Pellico venuto a rimettersi in salute dopo la prigionia nella fortezza dello Spielberg. Nel 1854 un’altra regina, Maria Teresa, vedova di Carlo Alberto. Scoppiò così, di lì a poco, il boom delle terme e della “Riviera delle Alpi”. Nel 1898 anche la regina Margherita soggiornò a Saint-Vincent apprezzando le virtù terapeutiche della “Fons Salutis” e ben presto la cittadina termale valdostana venne pomposamente ribattezzata “la Karlsbad italiana”.
La prima richiesta effettuata da Elia Page risale al 1921 ed era relativa all’ apertura di un tavolo di roulette per i mesi estivi. Il Sotto Prefetto acconsentì ed in quella stessa estate, nel salone del Kursaal si iniziò a giocare a soldi. Nel giro di pochi mesi, a settembre, l’amministrazione riuscì a pagare interamente gli ingenti debiti contratti per i lavori al canale della montagna.
Alla fine della seconda guerra mondiale il Comitato di Liberazione Nazionale nominò sindaco di Saint-Vincent nuovamente Elia Page, il quale pochi mesi dopo, il 6 novembre del 1945, scrisse al Governo di Roma per chiedere “la concessione per l’esercizio di tutti i giochi d’azzardo in forma esclusiva, per il territorio della Valle d’Aosta, per un periodo di anni quindici”. A quella domanda non arrivò mai risposta, ma in forma ufficiosa venne resa nota la disponibilità del Governo ad accogliere la richiesta. Nonostante la legge italiana proibisse espressamente il gioco d’azzardo, il Presidente del Consiglio, Federico Chabod, facendo appello all’Autonomia concessa alla Valle d’Aosta, emanò il decreto di apertura del Casino de la Vallée. Alle ore 21 del 29 aprile 1947 il capo tavolo Robert Semeghini diede il grande annuncio “Messieurs, faites vos jeux”: i primi tre clienti, un industriale tessile biellese, un avvocato casalese e un commerciante di Torino (i cui nomi non furono mai svelati grazie alla impeccabile discrezione dei croupier probabilmente nata insieme al Casinò) annunciarono le loro puntate. L’impiegato Antonio Rolleri lanciò la pallina nel cilindro della roulette che dopo alcuni giri si fermò nella casella contrassegnata dal numero nove. La casa da gioco valdostana iniziò così a portare benessere in Valle d’Aosta ed il Casino divenne presto la capitale dello Chemin de Fer, dove col nove si vince sempre. Oggi l’offerta di gioco del Casino de la Vallée di Saint-Vincent è una tra le più ricche d’Europa, con oltre 90 tavoli da gioco e più di 400 slot machine a disposizione della clientela 364 giorni all’anno.
Il Casino di Campione

Casino di Campione
Il reddito del Casinò è sufficiente per coprire le spese del paese, perciò nel comune non ci sono tasse. Fu realizzato quando era ancora pienamente in atto il conflitto mondiale, dall’architetto Americo Marazzi di Lugano, con uno scopo ben preciso: rispondeva, infatti, al fine segreto di fare spionaggio sfruttando soprattutto l’extraterritorialità e l’atmosfera, idonea a richiamare nella sue sale sfavillanti di luci e di belle donne, personaggi dell’alta burocrazia statale.
Dopo soli due anni dall’apertura, il 19 Luglio del 1919 il Casino si vede costretto a chiudere a causa di in decreto relativo alle case da gioco e sarà riaperto solo il 2 marzo del 1933. Negli anni trenta sarà istituzionalizzato ed oggi il Casinò di Campione rappresenta il volano principale dell’economia della città. Inoltre, rappresenta anche un luogo idoneo ad ospitare vip, star internazionali, sfilate di moda e concerti che vanno dalla musica leggera, al jazz, al rock. Non si tratta più, ormai, di un luogo esclusivamente devoto al gioco, essendo attrezzato, in maniera eccellente, anche per soddisfare eventi culturali e mondani. E non è un caso che quì sono nati i Premi di giornalismo e di critica letteraria e il Premio Maschera d’Argento collegato al mondo dello spettacolo.
Strutturalmente, l’edificio presenta due facciate principali, una che dà verso il lago e l’altra verso Lugano. L’incarico di procedere alla decorazione interna fu affidato al pittore Girolamo Romeo. Si possono definire affascinanti le immagini dell’arredo e delle prime sale da gioco, così come quelle del ristorante che rievocano nostalgiche sensazioni di quella straordinaria epoca passata alla storia con il nome di “Belle epoque”. Rispetto alla costruzione dell’epoca, quella attuale ha visto l’aggiunta dell’ampia piazza parcheggio.
Il 9 maggio 2007 è stata inaugurata la nuova avveniristica sede del Nuovo Casinò di Campione, progettata dall’architetto svizzero Mario Botta che e costato 14.000.000 di franchi svizzeri (circa 9.300.000 euro). Ogni parte dell’edificio si caratterizza per un’accoglienza tipicamente italiana ed uno stile internazionale reinterpretati in chiave moderna e funzionale. La finitura esterna è composta da lastre di pietra dorate e funge da raccordo fra il moderno tessuto novecentesco di Campione d’Italia e l’antico nucleo storico.
Il complesso, che si articola in tre grandi macro volumi, si sviluppa internamente in ampi spazi e sale curate nei minimi particolari, coprendo un’area di 55.000 m² , nove piani e tre livelli di parcheggio sotterranei. L’imponente struttura, è stata costruita negli spazi adiacenti al vecchio edificio ed è ben visibile da tutto il lago sul quale sorge, grazie all’effetto creato mediante l’ istallazione di particolari sistemi di illuminazione molto particolari.
Il Nuovo Casinò di Campione d’Italia si propone quindi come il più grande casinò d’Europa. Realizzato con l’intenzione di fornire un ambiente ancora più grande ed esclusivo per la nutrita clientela che frequenta le sale da gioco, e il desiderio di offrire la migliore accoglienza per le conferenze e i congressi più ambiziosi o per gli eventi più spettacolari, si completa in un ambiente cordiale, ricco di ogni servizio e di elevata qualità professionale.
L’ambiente internazionale del Nuovo Casinò di Campione, favorisce numerose occasioni di incontro legate sia al business che alla cultura, animate da quello spirito che da sempre caratterizza la sua vocazione all’intrattenimento. L’offerta di servizi di alta qualità, rivolti non solo a cittadini e giocatori di tutto il mondo ma anche alle aziende e a tutti gli operatori culturali e dello spettacolo, è garanzia di eccellenza nella realizzazione di eventi quali congressi, meeting e spettacoli di intrattenimento.
Casinò di Venezia

Casino di Venezia
Parliamo di un edificio che rappresenta ancora oggi un capolavoro di architettura rinascimentale, che, per i suoi ambienti interni, non a caso è stato scelto come dimora da dogi e da Richard Wagner, che vi ha abitato e quì morì il 13 febbraio 1883.
Capolavoro architettonico, situato in quella che a pieni titoli è stata definita la città del romanticismo per eccellenza, che al tramonto vede la luce rossastra infrangersi sull’acqua della laguna che la circonda, acqua nella quale si riflette la facciata principale del casino (che affaccia proprio sul Canal Grande).
Fù progettato a partire dal 1502 dall’architetto Mauro Codussi, che ne aveva ricevuto incarico dalla famiglia Loredan. Per procedere alla decorazione di alcune pareti interne, fu addirittura richiesta la mano del Giorgione, che le affrescò. La proprietà dell’edificio cominciò a passare di mano in mano a partire dall’ anno 1581, epoca in cui la famiglia Loredan fu costretta a vendere l’edificio. Le cose continuarono ad andare così fino a quando, a cavallo dei due secoli, la proprietà fu acquistata dai Calergi. Questi ultimi, con un progetto preparato da Vincenzo Scamozzi, nel 1964 fecero ampliare l’ala destra del palazzo, coprendo parte del giardino e dando alla struttura l’attuale forma a elle, su progetto di Vincenzo Scamozzi. Nel 1739 varie vicende di successione ereditaria ne attribuirono la proprietà alla famiglia Vendramin ed il palazzo finì col guadagnarsi il nome di queste due famiglie legate da parentela: Vendramin Calergi.
Negli anni 1840 la nobile Carolina di Borbone-Due Sicilie acquistò la dimora, venduta poi alla sua morte. Sotto la successiva proprietà dei Duchi di Grazia, tra 1882 e 1883 visse i suoi due ultimi anni a Ca’ Vendramin il compositore tedesco Richard Wagner, che vi morì il 13 febbraio 1883.
Al secondo piano del palazzo ha sede il Casinò di Venezia, la casa da gioco più antica del mondo, con la sua fondazione nel 1638, ma a palazzo Vendramin solo dal 1946, quando il comune acquisì l’edificio e ne fece la sede invernale del Casinò di Venezia.
Oggi il casinò si compone appunto di due sedi: quella detta “il salotto dei giochi classici” ossia la sede storica di Ca’ Vendramin, dedicata a coloro che amano i tavoli di Chemin de Fer, Roulette Francese, Black Jack, Trente et Quarante e Poker caraibico. Sede questa che consente anche di deliziare il palato con piatti raffinati in un’ ambientazione calda ed elegante, fra tele di Palma il Giovane e affreschi di Gian Battista Crosato. Vede infatti ubicato il ristorante Wagner, così nominato in onore del grande compositore, presso il quale si può gustare un’ottima cena durante i momenti di pausa.
Nel 1999 invece, fu inaugurata a Ca’ Noghera una nuova sede, con la peculiarità di essere il primo casinò all’americana aperto in Italia. Si tratta infatti, della sede di riferimento predisposta a favore di coloro che amano, ad esempio, il poker Texas Hold’em. Si compone di un’area pari a 5500 metri quadrati, presso la quale trovano accoglienza i migliori giochi americani. E’ inoltre presente un’arena spettacoli che consente di continuare la serata assistendo a concerti, rappresentazioni teatrali e sfilate di moda.
Sebbene il Casinò di Venezia rappresenta la più antica casa da gioco del mondo, presenta una gestione la cui volontà costante è quella di rimanere al passo coi tempi. Questo consente al Casinò di continuare ad essere uno dei principali centri di attrazione internazionale, capace di offrire in una magica atmosfera un intrattenimento innovativo curato dai massimi maestri del settore.
Il casinò di Sanremo

Casino di Sanremo
Fu inaugurato nel 1905, opera dell’ architetto francese Eugenio Ferret, si presenta con forme eleganti e decorazioni neobarocche che gli hanno conferito un grande fascino, del tutto immutato nel tempo. La bellezza dell’edificio che ospita il Casinò è stata perfezionata da varie ed opportune opere di ristrutturazione, opere che tuttavia non hanno minimamente intaccato il suo fascino e la sua eleganza. Ed è proprio l’eleganza dei suoi interni e degli arredi, che consente di trascorrere momenti indimenticabili in un ambiente magico, un ambiente di gioco in cui però è stato adottato il principio del: “non solo gioco”!
Ciò che infatti rende il Casinò di Sanremo tanto esclusivo, non è soltanto la possibilità di offrire ai propri giocatori vip degli elevati standard di gioco ed una massima riservatezza, anche eventi culturali e mondani di livello internazionale.
Primo fra tutti il Festival della Canzone Italiana, capace di mettere insieme gioco e cultura, divertimento e mondanità. Ma non vanno tralasciati eventi quali: il Premio Casinò Sanremo “Libro del Mare” che è un concorso letterario al quale prendono parte artisti di fama internazionale.
Il Casinò copre un’area di 2500 metri quadrati ed è composto da diverse sale: Sala Giò Ponti che è stata realizzata dall’architetto Giò Ponti nel 1953, ampia 441 metri,con tavoli di Roulette francese, Chemin de fer e Trente et Quarante.
Sala Comune, interamente dedicata ai giochi francesi. Sala 500, nella quale si trovano altri tavoli di Roulette, chemin de fer e giochi americani. Sala De Sanctis, che è anche detta sala Gialla, ospita 10 tavoli di roulette, 8 tavoli di carte fra Blackjack, Texas Hold’em Poker e Mini-punto e banco.
Sala dorata, accoglie i più grandi giocatori e rappresenta un “super privé”dedicato ai giochi francesi. E’ aperta quando ci sono giocatori che sono ammessi dalla Direzione dei Giochi a scommettere più di € 500 sul pieno della roulette francese
Area-eventi, è una vasta sala dove si svolgono le cene di gala, le feste con spettacoli e le conferenze. Questa sala consente di accogliere anche i Tornei di Texas Hold’em poker e i famosi “sit and go”.
L’antico salone delle feste, che raccoglie le più belle ed innovative slot in commercio. Complessivamente le slot machines presenti al Casinò di Sanremo sono circa 470.
Sala Liberty, una sala mista composta da giochi americani con tavoli verdi e slot di ultima generazione. Ospita al suo interno un tavolo di Black Jack, uno di Hold’em poker, uno di Fair Roulette e 41 slot machine tra le più innovative e tecnologiche. Al tavolo di poker Texas Hold’em, variante del classico gioco di carte e che appassiona particolarmente i più giovani, ha un minimo fissato di 5 euro e un massimo di 50 euro.
Al Black Jack invece, il minimo di puntata è 5 euro e il massimo 50 Euro. I minimi di puntata di € 2 alla Fair roulette e di € 5 al Black jack sono operativi anche nelle sale dei giochi tradizionali quando i tavoli della sala Liberty non sono in attività.
All’apertura del Casinò, nelle ampie sale del palazzo fu sistemata una statua di marmo, chiamata Cica Cica. Si tratta di una scultura realizzata da Odoardo Tabacchi che l’amministrazione comunale di Sanremo aveva vinto in un concorso bandito dall’esposizione di scultura di Torino nel 1884. Rappresenta una fanciulla nuda seduta su uno scoglio, con le braccia piegate in gesti di scherno e scongiuro: proprio queste gestualità hanno fatto sì che la statua fosse adottata come portafortuna dai clienti del Casinò di Sanremo.